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Cina, enorme ingorgo in autostrada. 100Km di coda, in fila da nove giorni

20 settembre 2010
l’articolo originale

Ed eccomi tornato dal viaggio di nozze :-(.

Con il mio macchinino di 12 anni fa cilindrata 1000 pian pianino siamo andati in Puglia, siam tornati per sposarci, poi sempre in macchina a Vienna, Salisburgo e Monaco di Baviera.
Con la macchina è comodo.
Tranne quando c’è traffico e si creano le code.
Avete presente quelle giornate in cui ogni chilometro ci si ferma e al massimo si prosegue a passo d’uomo?
Quelle in cui aspetti paziente per delle ore e poi, quando si ricomincia a muoversi, scopri che non c’era apparentemente nessun motivo creare quella stramaledetta coda?
Esatto. Proprio quegli immancabili e indimenticabili momenti di ogni vacanza.
Beh! tutte queste “belle” cose a questo ingorgo in una strada cinese gli fanno un baffo: nove giorni in fila, nessuno sbocco per 100 chilometri e, dopo giorni FERMI ci si muove alla velocità di un chilometro l’ora il che significa (se non ci sono intoppi) che in cento ore (più di quattro ulteriori giorni) forse se ne esce.
E nasce un micro ecosistema anche economico: la gente vende quello che ha in macchina, spuntano bancarelle, ci si organizza per “soggiornare” in strada.
Io l’avrei lasciata lì e sarei andato a piedi.
Che storia, però….
Da “la Repubblica” del 23 Agosto 2010. Se non ci credete cliccate qui.
PECHINO – I lavori di manutenzione sulla National Expressway 110 hanno deviato il traffico su una strada parallela dove dal 14 agosto si è formato un serpentone di macchine e Tir. Bancarelle di ogni tipo affiancano i mezzi fermi.
BLOCCATI in autostrada da giorni, senza poter andare avanti o tornare indietro. Un ingorgo gigantesco sulla strada che collega Pechino a Jinin, in Tibet, che si è formato oltre una settimana fa e che non si smaltirà prima di metà settembre. Tutto è iniziato lo scorso 14 agosto quando la National Expressway 110, principale autostrada che dalla capitale porta a nord-ovest ed è normalmente utilizzata dai mezzi pesanti, è stata chiusa per lavori di manutenzione. I numerosi camion e Tir sono stati dirottati sul percorso alternativo, una strada parallela di appena due corsie che non è in grado di sopportare un traffico così intenso. Piccoli incidenti o guasti alle macchine hanno fatto il resto, e da allora è iniziato un incubo per migliaia di automobilisti, intrappolati in un serpentone di oltre cento chilometri, che ha raggiunto oggi il nono giorno di permanenza.
“La congestione è provocata dall’insufficiente capacità dell’autostrada, per via dei lavori sulla National Expressway 110”, fanno sapere le autorità di Pechino che hanno inviato 400 vigili a gestire la situazione e mantenere l’ordine. Ma non è semplice, visto che la strada non consente nemmeno di rimuovere le molte macchine in panne, perché non c’è modo per raggiungerle e toglierle dal traffico. Le autorità hanno inoltre riferito che non si aspettano di smaltire il blocco del traffico prima del 13 settembre, quando saranno ultimati i lavori di ampliamento stradale della G110.
Secondo quanto riferisce il quotidiano statale Global Times, in molti si sono ingegnati e hanno improvvisato bancarelle di ogni tipo lungo le decine di chilometri di automobili in fila, dando vita a una micro-economia locale. I commercianti della zona hanno approfittato della situazione per vendere acqua e cibo a prezzi maggiorati, fino a quattro volte superiori, ma si trovano anche centri ricreativi che organizzano tornei di carte e piccoli concerti per ammazzare il tempo.
Per chi è abituato a viaggiare la congestione della Pechino-Tibet Expressway non è una novità: lo scorso luglio i mezzi in transito sono stati trasformati in un serpentone strisciante per quasi tutto il mese. “Ci raccomandano di prendere le deviazioni” ha detto l’autista di un Tir che trasporta carbone interpellato da Global Times “ma piuttosto rimango qui in fila, perché l’alternativa è talmente più lunga che aumenterebbe troppo i costi del viaggio. Il numero delle strade dalla Cina di nord-ovest a Pechino è limitato” ha protestato ancora il camionista, “e allora perché mi chiedono anche di pagare il pedaggio?”. 
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